giovedì 14 aprile 2016

UNA TESTIMONIANZA PIÙ CHE CENTENARIA * Carmelina Allia *

 UNA TESTIMONIANZA PIÙ CHE CENTENARIA 
* Carmelina Allia *
Leggendo l'articolo di Salvatore Lo Presti, che annovera tra i personaggi illustri di Ucria, il sacerdote Paolo Miraglia, mi è venuto in mente che parecchio tempo fa, rovistando nei cassetti della scrivania di mio padre Vincenzo Allia, avevo trovato qualcosa che riguardava proprio quel sacerdote.
            Sollecitata da un certo interesse, sono andata a riprendere in mano quell'opuscoletto di circa otto pagine.
            È scritto a mano con una calligrafia elegante e minuta, il che mi fa supporre che mio papà abbia trascritto il contenuto dal documento originale.
Sulla copertina, in bella scrittura si trova:
In Morte
Di Ferdinando Minissali - Morici
Parole
                        Del Sac. Paolo Muraglia
Lette nella Chiesa Madre di Ucria
A 5 Ottobre 1879
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            Mi piace offrire a chi legge "La cruna dell'Ago" qualche stralcio di quelle parole di ben oltre un secolo fa, nella speranza che il tutto non risulti troppo........ pesante.
            <<............Privo di alcun conforto, e insieme a voi, o fratelli........ fo forza a me stesso, e lungi dal perdermi in sospiri e in pianti, cerco sollievo in quelle doti che adornano l'uomo e che lo vendicano della morte, conservandolo sempre vivo nella memoria dei più tardi nipoti.
            Ma qui................ io non trovo l'uomo della scienza che lasci fama di sè nei profondi suoi studi, non l'uomo delle cariche che abbia dato luminose prove del suo maneggio nei pubblici negozi, non l'elmo e la corazza di un distinto valor militare. La tromba di Omero e di Virgilio, il dolce canto dell'Alighieri e di Torquato tacciono sul labbro mio. E pur vi sembra, o fratelli, ch'io non trovi un'aiuola ove possa fecondare rigogliosi germogli di un veracissimo elogio?
            E le virtù individue, le private virtù di figlia non sono anch'esse degne della feconda mente di un poeta e delle savie riflessioni della storia ch'è maestra della vita?
            Or nell'estinto Ferdinando Minissali, giovane trentenne, (nacque in Ucria a 12 aprile 1849), terso riflette lo specchio di tutte le virtù, proprie di colui che ottempera agli indispensabili doveri verso se stesso,verso i congiunti, verso il simile, verso Dio...........
................... Ammaestrato sin dai primi anni dalla vigile parola, di genitori e di zii veramente affettuosi, per quanto puro può essere l'affetto di una cattolica esemplare famiglia, non si sentì solo ad apprenderne gli ammaestramenti ,ma curò sempre a metterli in opera, e tu lo vedevi: frugale nel cibo, modesto negli atti , attivo al lavoro , premuroso della sua morale riputazione, ubbidiente agli autori dei suoi giorni e a chi gli stavano come altrettanti padri, sviscerato verso i fratelli e le sorelle ché tutti ne andavano pazzi per  un sì caro congiunto.
................. E l'estinto prezioso giovane era affettuoso e sempre in dolce brio con gli amici, ossequiente con le persone di meritato rispetto, pronto a' servizi di ognuno, prontissimo a chi l'adibiva in tutto ciò che voleva la sua abilità, caritatevole oltre ogni dire; e i parenti l'amavano tutti con trasporto di tenerezza, gli amici si stimavano fortunati di passar con lui qualche ora di ricreazione , e le più distinte persone mostravano ancora il loro saldo affetto verso sì amabile e carissima esistenza.
.................. E le indispensabili virtù religiose si alimentavano e crescevano a ribocco nel defunto Minissali. Succhiato il ti or di Dio nei primi istanti di sua fanciullezza , non lo sprezzo' giammai nel prosieguo dei suoi giorni , perché sapeva benissimo che Iddio è l'Alfa e l'Omega _ principio e fine di ogni cosa.
E tu ammiravi il Minissali sempre assiduo e di crescente fervore nelle pratiche di nostra santissima religione: ascoltava la Messa, frequentava i sacramenti, dirigeva preci al cielo , e il cielo lo protesse fino al letto di morte, concedendogli la soprannaturale grazia di ben purgarsi dei suoi lievi peccati, e di esser visitato dal Re dei Re, delle cui carni si cibo' rassegnato ,aspettando intrepido la fine del tempo, il principio dell'Eternità.
Virtù singolari che ci è d'uopo ammirare in una fragile creta.
..................... Ma le virtù dell'estinto parlan da sé: se il Minissali morì giovane, vivrà vecchio nella memoria dei posteri; ciò sia di esempio a noi, di conforto alla sventurata famiglia e intanto genuflessi al Dio dei dolore, preghiamo:
Requie all'anima benedetta.
(Seguono le iscrizioni alle porte della Chiesa e all'altare  maggiore, che riporto integralmente).
Qui si celebrano
Le solenni esequie
Di Ferdinando Minissali_Morici
Accorriamo_ fratelli _
A celebrar pietosi
La mesta cerimonia.
E coll'efficace canto del dolore
A Lui dal cielo imploriamo
La mercede degli eterni riposi.
(Dirimpetto alla porta maggiore)
Nel cammin di sua vita
Alimento' sempre
Sincero amore alla virtude.
Fu tenero coi suoi,
Familiare ai buoni,
Rispettoso con tutti.
(Dirimpetto all'altare maggiore):
Il rito e i misteri
Di nostra augusta religione
Ebbe sempre in gran pregio.
Ai doveri di fervente cristiano
Satisfece operoso.
Persevero' fino alla fine
E tutto rassegnato
Rese l'anima a Dio
Nella benedizione dei giusti.

Ho voluto condividere queste righe, anche se pervase da tristezza, perché, a mio
parere, avvalorano l'opinione che Ucria era "paese di civiltà e di cultura", il che rende oggi tutti noi orgogliosi del passato del nostro Paese e corresponsabili del suo futuro.
Cordialmente


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