giovedì 14 gennaio 2016

Disegno Realizzato da Greta Barone - Artista Emergente -Figlia di Ucria



Disegno Realizzato da Greta Barone  -  Artista Emergente -Figlia di Ucria

Gli Articoli di questo numero - Gennaio 2016

PIANGE NEL MIO CUORE * Ranieri Nicolai *

PIANGE NEL MIO CUORE
* Ranieri Nicolai *

Piange nel mio cuore
Come piove sulla città
qual è quel languore (noia mortale)
che penetra il mio cuore!
O dolce rumore della pioggia
in (PER) terra e sui tetti!
Per un cuore che si annoia
o il mio canto della pioggia.
Piange senza motivo (RAGIONE)
in quel cuore che si scoraggiava?
Che cosa? (COME) nessun tradimento?
Quel lutto è senza motivo.
“E bene la sfoggiare” pena (male)
di non sapere il perché
Senza amore e senza odio

il mio cuor là tanto dolor (SOFFERENZA).

" IO PITTORE " * Pino Coletta *

" IO PITTORE "

* Pino Coletta *

Questo piano visto dalla soffitta.
Attraverso i giardini di spine
dai rami piccoli e dagli alberi grandi.
Guardo la neve e l'acqua,
cosparsa appena.
E invece in fondo alla nuvola
ha ghermito il vento
e l'ha chiuso nel suo grembo.
Io pittore sono già' morto.
Ghiacciato come la lamiera
rotolata sulla neve,
ho dato l'anima a Dio.

PROGETTO ZYZ - Salvatore Lo Presti -

Progetto Zyz
- Salvatore Lo Presti -

Nei giorni prima del mio rientro a casa in occasione delle  vacanze per le feste natalizie, a Palermo ho avuto l’occasione di partecipare a diverse attività. Una di queste mi sento di sponsorizzarla, sperando che possa essere per qualcuno un buon esempio da seguire, per migliorare il contesto cittadino in cui ognuno di noi abita, perché, per prendere spunto dalla frase di Ranieri Nicolai, “Ucria è nostra, non rendiamoci complici di un suo ulteriore degrado”, frase che ognuno di noi può, e dovrebbe, fare sua, ovviamente cogliendo il significato che la frase emana, perché se Ucria era nel cuore di Ranieri, ognuno di noi dovrebbe tenere nel cuore il luogo che lo fa, e/o lo ha fatto crescere, cercando non solo di fermare il degrado in esso presente, ma, se possibile di dare una svolta per cercare di riportare un po’ di luce in luoghi dove oggi dominano le ombre.
L’attività che mi sento di sponsorizzare è la riapertura della “Chiesa di S. Maria degli Agonizzanti”.
La riapertura di questa chiesa è stata possibile grazie all’operato dei componenti del “Progetto Zyz”. Questo progetto è stato lanciato dall’Associazione Culturale “La Carovana degli Artisti” e vuole avere come obbiettivo/ambizione, la riqualificazione e la fruizione dei beni monumentali nascosti e/o abbandonati della città di Palermo (che per chi la conosce un minimo sa che sono tantissimi).
Per questo progetto è stata scelta la parola “Zyz” che in Fenicio significa “Fiore” o “Splendente”, perché è questo lo scopo del progetto, “far risplendere” i tesori nascosti di Palermo.
La Chiesa, prospetta su via Giovanni da Procida che, prima degli sconvolgimenti provocati dal taglio di via Roma, proseguiva in via Grande Lattarini formando con la discesa dei giudici (allora unico asse viario) uno croce di strade, risalente al 1508, con funzione di collegamento fra il Palazzo Pretorio e la Vicaria.
Quindi, la collocazione della Chiesa coincise con la sua funzione storica, perché i confrati della omonima Compagnia che in essa ebbe sede, assolvevano al triste compito di assistere spiritualmente i condannati a morte con digiuni e preghiere nei tre giorni precedenti l’esecuzione. La tradizione racconta che nel 1616 alcuni confrati avevano visto un certo Francesco Anello salire sulla forca senza prima essersi pentito delle sue colpe. Per tale motivo le pie pratiche tendevano ad impetrare le conversione del reo, mentre la campana della chiesa, specie nelle ore notturne, ripeteva i suoi lenti e funebri rintocchi tante volte quanti erano i rei da giustiziare. Il momento dell’esecuzione, poi, veniva annunciato attraverso una rete di vendette dislocate lungo tutto il percorso tra la chiesa e il Piano della Marina; allora, un predicatore impartiva la benedizione solenne con il Santissimo ai numerosi fedeli, inginocchiati, che impetravano la salvezza delle anime dei giustiziati.
Dopo essere stata ospitata in un Oratorio della Chiesa di San Girolamo, poi in San Nicolò da Tolentino ed infine in San Vincenzo Ferreri dei “confettieri”, la Confraternità ebbe la sua propria chiesa, costruita nel 1630. Tra il 1778 e il 1784 essa fu rinnovata dalle fondamenta ad opera dell’arch. Antonio Interguglielmi.
La facciata è semplice e severa, secondo schemi compositivi tardo settecenteschi.
Nel corso del rinnovamento effettuato dall’architetto A. Interguglielmi furono distrutte le decorazione in stucco di Procopio e Giacomo Serpotta e alcuni affreschi di Guglielmo Borremans.
L’interno che si può ammirare oggi, è semplice ed è costituito da un’aula terminante in una vasta abside semicircolare: gli  affreschi monocromi raffiguranti storie della SS. Vergine sono opera di Elia Interguglielmi del 1782. All’interno della Chiesa sono presenti tre pale d’altare sulle pareti laterali anche queste ad opera di E. Interguglielmi, ed un SS. Crocifisso ad opera di un intagliatore siciliano ignoto. All’interno della Chiesa sono anche presente 4 statue in stucco raffiguranti S. Girolamo (o Gerolamo, S. Hieronymus), S. Agostino (S. Augustinus), S. Gregorio Magno (S. Gregorius M.) e S. Ambrogio (S. Ambrosius), padri della Chiesa.
Di magnifica fattura è l’altare maggiore, in marmi policromi, in cui si inseriscono rilievi eseguiti da Ignazio Marabitti; al di sopra di esso troneggia il quadro della “Madonna degli Agonizzanti” del XVIII sec. raffigurante un condannato a morte assistito dai confrati che pregano perché la sua anima venga accolta in cielo; in fondo il carcere della Vicaria e la Chiesa di S. Maria di Portosalvo contestualizzano la narrazione e costituiscono documento delle tristi consuetudini del tempo.

Un quadro, che rappresentava l’uso dei “confratelli che si adoperavano per salvare l’anima dei giustiziati, già in sacrestia, oggi si trova al Museo Diocesano.











CONCETTA DE PASQUALE E IL MARE * Achille Baratta *

CONCETTA DE PASQUALE E IL MARE
* Achille Baratta *

La vita è strana! Ma l’arte lo è certamente di più.
Per noi di Ucria, guardare e godere il mare era un pò una promessa, una speranza.
Ogni vallata ha il suo mare ma restava li, era quasi una zona franca. Ora è diventato un tutt’uno fino a non riuscire  a leggere la linea di demarcazione tra l’azzurro del mare e il verde della montagna.
Questo è il tema dominante della mostra al Vittorio Emanuele che ha tenuto una divina pittrice che è moglie di Sergio Bartolomeo e cognata di Alberto, che guardano Ucria dalla vecchia Scolaro.
La mostra è intervenuto il mecenate Antonio Presti che di mare se ne intende, avendo dato vita alla più rivoluzionaria delle iniziative artistiche del dopoguerra in Sicilia, che dalla sua Tusa possa presto coinvolgere anche il villaggio delle Rocce a Taormina dando vita a una parte bellissima della nostra isola che certamente è sottovalutata.

L’esperienza di Librino si fonde insieme al progetto di Concetta De Pasquale in modo naturale, costituendone un’insieme di sviluppo sociale e artistico che è l’unico punto di riferimento per sollevare la nostra economia che resta purtroppo al fondo di ogni graduatoria, ma soprattutto colpisce la disoccupazione giovanile e il nostro stesso futuro.










MAMMUZZA * DOMENICO ORIFICI *


MAMMUZZA
* DOMENICO ORIFICI *

Di nomi mamma ci n’è sulu unu.
puru s’ ‘u so culuri è ‘iancu, niuru o brunu.
Lu so cori è fattu d’amuri,
comu lu vosi lu nostru Signuri.

Di luntanu e vicinuu
pensa ê figghitti sira e matinu.
Li difenni sempri e non li lassa mai
si li vidi natari ammenzu a li vai.

Non t’ ‘u scurdari, amicu mia,
‘u pinseri to mamma l’avi sempri pi tia.
Si sapi chi ‘na cosa ti poti mancari
Si spogghia di tuttu e ti la veni a purtari.

Ti misi ô munnu cu tuttu l’affettu
Ti desi lu latti di lu so pettu,
E mentri ‘u to viaggiu accuminzava,
Puru si n’ ‘a videvi, sempri a latu ti stava.

Chiancia, ridia …
jucava cu tia.
E tu criscevi e ‘nta ‘sta vita trasevi
e idda a latu … non mi ti pirdevi.

Ora chi criscisti chi so’ ‘nsignamenti
Tutti pi tia su’ ‘i so’ sintimenti.
‘A mammuzza, tenitilla cara … amicu miu,
è ‘u donu chiù ranni chi ni desi Diu.

‘Ddu jornu chi si ni vadi pi non turnari,
rigorditillu … sempri a latu a tia vulia stari.



MAMMA
* DOMENICO ORIFICI *

Di nome mamma ce n’è solo uno
Sia che il colore sia bianco, nero o bruno.
Il suo cuore è fatto d’amore
Come lo volle il nostro Signore.

Da lontano e vicino
Pensa ai figli sera e mattino.
Li difende sempre e non li lascia mai
Se li vede nuotare in mezzo ai guai.

Non lo dimenticare, amico mio,
il pensiero di tua mamma è sempre per te.
Se sa che una cosa ti possa mancare
Si spoglia di tutto e te la viene a portare.

Ti mise al mondo con grande affetto
E ti diede il latte del suo petto,
e mentre il tuo viaggio incominciava,
pure se non la vedevi, sempre accanto ti stava

Piangeva, rideva…
Giocava con te
E tu crescevi e in questa vita entravi
E lei accanto che non ti perdessi.

Ora che sei cresciuto con i suoi insegnamenti
Sono tutti per te i suoi sentimenti.
La mamma tienitela cara … amico mio,
è il dono più grande che ci abbia dato Dio

Quel giorno ch se ne va per non tornare,
ricordalo … sempre accanto a te voleva stare.




Nota: questa poesia al concorso “ Giulio Einaudi - Torre d’argento”, giorni fa, è stata scelta per essere inserita in un’antologia.


Angolo della musica PROFUGHI DA UNA TERRA ORMAI LONTANA *Nino Rigoli *

Angolo della musica
PROFUGHI DA UNA TERRA ORMAI LONTANA
*Nino Rigoli *

Una donna a scarica gola suo figlio chiama
Sì... voglio tornare in quel paese dove son nato
Sì... in quella casa dove a sera ti dicevo......
Camminava un uomo che ha visto di tutto passare
La paura negli occhi di un bimbo ė un eclissi lunare
Sì... disposizione perché più non ti vedevo
 Sì... in quella casa dove a sera ti dicevo....
Buona notte amore mio
Rit.
E sopra il cielo c'era Dio, pioggia dall'alto ed il suo pianto
E sopra il cielo c'era Dio, torna ti prego...
Torna ti prego adesso torna!!
Camminavo e pensavo denaro che non può pagare
 La paura negli occhi di un bimbo ė un eclissi lunare
Sì. .. voglio sentire forte al vento la mia libertà
Sì.. in quella casa dove a sera ti dicevo. ..
Buona notte figlio mio
Rit.
E sopra il cielo c'era Dio, pioggia dall'alto ed il suo pianto
 E sopra il cielo c'era Dio, torna ti prego....
Torna ti prego adesso torna!
Camminava un soldato ignaro della sua sorte
Perché se vince o se perde, comunque, ha vinto la morte
Sì. .ch'è tutto un giro di denari tra potenti in libertà
Sì. .non può comprare i sentimenti la tua ricca povertà!
 Basta e pensa un po’ anche a noi!!!
Rap O Dio Ti prego perdona tutti questi potenti
E fà che ascoltino il cuore, e che la guerra è un errore
Che poi la mano vi date, tra salotti e cliché
E basata soldi e soldati, che personalizzati
Non lo sanno: chi è, perché, muori tu come me
Non conosci nemmeno (L'uomo davanti a te) 3v
Rit.
E sopra il cielo c'era Dio, pioggia dall'alto ed è il suo pianto
 E sopra il cielo c'era Dio, torna ti prego
Torna ti prego adesso torna!
E sopra il cielo c'era Di-o-------------

Testo e musica di Nino Rigoli 




A OCCHI CHIUSI * Luigi Nicolai *

A OCCHI CHIUSI
* Luigi Nicolai *

Partire dalla montagna
Percorrendo la via
Per raggiungere la meta
E solo una delle tante viuzze
Per compiere il desiderio.
Almeno una volta nella vita
Vado nel luogo dove tutto ha inizio.
Dopo lunghe peripezie
il luogo desiderato
noto un altro mondo,
il cielo lo ha vegliato
e tanti pensieri vagano nella mente
cospirati dai sogni.
La terra promessa è li.
Il sogno sfoggia dei desideri proposti

“AD OCCHI CHIUSI”.

PENSIERI * FRANCESCA MURABITO *

PENSIERI
* FRANCESCA MURABITO *
L’intelletto è sempre
Messo nel sacco
Dal cuore
******
Voi potete capire
Solo attraverso il dolore
Che nasce una nuova Felicità.
Perché il cammino ha un SENSO.
********
I disagi e le difficoltà  della vita
Non sono intoppi o sfortune:
sono momenti essenziali
al proprio completamento.
Affrontarle con la mentalità giusta
è fondamentale per stare bene con se stessi.




UN MUSEO CITTADINO PER UCRIA *Salvatore Lo Presti *

UN museo cittadino PER ucria
*Salvatore Lo Presti *

Salve lettori, quello che sto per scrivere vuole essere un invito per ognuno di noi, per riflettere meglio su quello che abbiamo nel nostro territorio e che possiamo (e dobbiamo, se vogliamo avere una speranza di un futuro migliore del presente) sfruttare meglio. Ucria generalmente, da chi non è nostro compaesano, è conosciuta (se è conosciuta) per diversi motivi:
-          per i propri prodotti gastronomici tipici, dei quali le nocciole e i funghi sono sicuramente i prodotti principali, che più di tutti ci rendono famosi grazie alla loro genuinità e che potrebbero essere sfruttati meglio (non solo comunque nel nostro territorio, ma anche in quello dei comuni circostanti);
-          per Padre Bernardino d’Ucria, il quale con la creazione, nel 1789, del primo impianto dell’Orto Botanico di Palermo ogni volta che un turista o uno studioso entra all’interno dell’impianto dell’Orto stesso, può (se in possesso di un cervello curioso) porsi la domanda da dove venisse questo frate Francescano;
-          oppure un altro modo in cui il nostro comune viene conosciuto, è come la Città dei Musei. Questa medaglia (perché tale dovrebbe essere, anche se non viene per niente valorizzata) l’abbiamo ricevuta grazie alla volontà di un altro illustre nostro concittadino, ovvero il Prof. Aurelio Rigoli. Infatti lui ha collocato ad Ucria, per mezzo del C.I.E. (Centro Internazionale di Etnostoria) ben 5 musei, che sono collocati, 4 all’interno di una parte degli ambienti dell’ex scuola media, ed uno all’interno della Chiesa del Rosario.
La mia proposta, che vuole essere anche un invito quindi ad un confronto con l’opinione di noi tutti cittadini è quella di istituire un altro museo (e volendo non solo uno, visto che Ucria è ricca di cose nascoste che meriterebbero di essere esposte e mostrate a tutti), e quindi di amplificare ancora di più il concetto di Ucria come città dei musei, che abbia come fine quello di essere un contenitore della storia del nostro paese e che sia al tempo stesso un modo per rendere omaggio ad alcuni dei nostri compaesani che oggi non ci sono più, ma che hanno lasciato un impronta tangibile e profonda nella storia del nostro paese.
Per essere chiaro il museo oltre che contenere la raccolta di informazione sulla storia del nostro paese [oggi assai carente, (esiste praticamente il solo libro di C. Rigoli, ad oggi che tratta dell’argomento) e che quindi dovrebbe avere un imput assai serio per scrivere in maniera più completa la nostra storia, dalla più recente alla più arcaica], dovrebbe contenere (secondo la mia opinione) sale dedicate a personaggi del calibro di Giuseppe Panzalorto (e non solo), che grazie alla sua opera, nonostante non abbia scritto libri, tramite i suoi disegni e i suoi dipinti ci ha lasciato una testimonianza veramente importante di come fosse il nostro paese al suo tempo, e dovremmo essergli tutti grati e riconoscenti per questo.
Il museo potrebbe benissimo trovare sistemazione restaurando e adibendo a tale scopo uno dei palazzi più importanti del nostro centro storico, ovvero il palazzo Drago [da anni al centro di un barbaro progetto che lo vorrebbe vedere raso al suolo per costruirci un “utilissimo” palazzo comunale (si sa ad Ucria c’è né l’esigenza, il personale del comune non sa dove mettersi per svolgere il proprio lavoro)], che attualmente, una parte è utilizzata ed offre i suoi locali come bar (il bar Harmony), funzione che potrebbe continuare a svolgere (magari modificando solo un po’ l’aspetto in base alle indicazioni derivanti dal restauro), ma che al piano superiore è in condizioni di deterioramento. Un restauro del palazzo (come anche del palazzo Baratta ad esso vicino) sarebbe un modo per creare un museo all’interno del museo stesso, infatti il palazzo Drago, seppure all’esterno non dia l’impressione di essere un edificio molto importante, al piano dove secondo me potrebbe collocarsi il museo, è dotato di controsoffitti a volta affrescati, veramente di ottimo livello (per quello che io ho potuto vedere).
Ecco, secondo me istituire il museo cittadino all’interno del palazzo Drago sarebbe un’ottima scelta, un modo per cominciare a cambiare la tendenza ucriese che ci vede distruttori da parecchi decenni della nostra identità cittadina. 





UNA FAMIGLIA DI API * Angelica e Giuseppe Marcantone *


UNA FAMIGLIA DI API
* Angelica e Giuseppe Marcantone *







Una famiglia di api è composta da:
-          Ape Operaia;
-          Guardiana;
-          Pulitrice;
-          Ceraiola.
Nei primi giorni di vita le giovani api producono pappa reale per il nutrimento della Regina e delle larve. In seguito si dedicano all’alveare e alla pulitura di cellette, producono cera atta a costruire il favo dove la regina depone le uova.
Nelle cellette vengono depositate le uova della regina, polline e nettare dei fiori alla quale vengono aggiunte delle secrezioni prodotte dalla bocca delle api, trasformandolo in miele.
La vita di un ape non supera i quaranta giorni quando si è in piena stagione, mentre in inverno può vivere fino a cento giorni. L’ape che svolge una vita più dura è l’ape bottinatrice, che lavorando così duramente, spesso muore in giro magari con il carico di nettare e polline addosso. Spesso la morte di un’ape è causata dalla puntura che essa provoca, in quanto lascia il pungiglione sulla pelle e insieme a esso un pezzo di intestino.
Nell’arco della sua breve vita, un’ape produce in media una quantità di miele pari alla punta di un cucchiaino (circa cinque cellette).
La colonia di un’ape può arrivare fino a novanta mila api.

Spesso qualcuno mi dice: “Le api non ti pungono perché ti conoscono”.. Ebbene, le api pungono anche me e sebbene faccia male, mi dispiace maggiormente non per la puntura ricevuta ma per l’ape che muore.



"UN IMMIGRATO NEL MIO PAESE ... PER UN GIORNO" * Alex Scalisi *

"UN IMMIGRATO NEL MIO PAESE ... PER UN GIORNO"
* Alex Scalisi *

            Felice Anno Nuovo da California, Stati Uniti d'America! Ho avuto l'opportunità di visitare la Sicilia nel maggio dello scorso anno e per rispondere alla molta bella gente di Ucria.
            Mio nonno, Domenico Scalisi, emigrato negli Stati Uniti da Ucria e si stabilì al di fuori di Boston, Massachusetts. Io, come mio nonno, con un simile senso di avventura e di esplorazione per migliorare la mia vita, ho risolto al di fuori di San Francisco, California da Boston.
            Qualche settimana fa ho avuto la possibilità di visitare il luogo di destinazione iniziale di viaggi di mio nonno verso gli Stati Uniti: Ellis Island a New York City. Mio figlio di 8 anni figlio Jack ha studiato Ellis Island e il processo di immigrazione a cavallo del secolo, nella sua scuola. Avevano anche gli studenti si vestono come gli immigrati e ha creato la propria "Ellis Island" in uno degli edifici. Gli studenti, trasportati piccole cose e sono stati messi in file molto lunghe, come hanno fatto la loro strada attraverso il processo di entrare nel paese. E'stato un ottimo approccio per ottenere gli studenti interessati al processo e per capire come si è formata questo paese. E 'anche fatto Jack (me compreso) molto interessati a visitare Ellis Island la prossima volta che siamo stati a New York.
            Che possibilità di visitare Ellis Island per la prima volta è venuto il 1 gennaio 2016, mentre eravamo a New York visitare la famiglia per le vacanze. Era una mattina molto fredda con il vento che soffia fuori il fiume Hudson, e abbiamo aspettato in una lunga fila per il traghetto che ci porterebbe verso l'isola. Mentre eravamo in acqua, ci siamo avvicinati con la barca; lo stesso luogo dove le navi dalla Sicilia sarebbe arrivata a cavallo del secolo, non ho potuto fare a meno di pensare quello che mio nonno e tutti gli altri pensavano come stavano venendo fuori dalla barca. Certamente erano nervosi, spaventati, non sapendo cosa sarebbe successo quando sarebbero arrivati, ma immagino avevano anche un senso di eccitazione di quello che doveva venire. Abbiamo raggiunto la stessa rampa e entrati attraverso le stesse porte che mio nonno e gli altri immigrati erano entrati quando sono arrivati. Siamo scesi in soggezione presso l'impianto al coperto e, probabilmente molto simile agli immigrati, non sapeva da che parte andare! Abbiamo finalmente capito che dovevamo camminare la grande scala al "Great Room" al secondo piano del palazzo, che è stato indicato anche come "Porta d'America". Questa era la stanza in cui sono stati trattati.           Questo era il luogo dove si erano visti dai medici per determinare se si dovesse diritto di entrare nel paese. In realtà, la scala che abbiamo raggiunto è stata quella in cui i lavoratori avrebbero visto per la prima volta a vedere se avrebbero avuto problemi a salire le scale. Se avrebbero avuto problemi a salire le scale, c'era una possibilità che stava male e doveva essere restituito al vostro paese. Purtroppo, le famiglie sono state separate con qualche ritorno anche sulla stessa nave sono venuti in su. Ricordo una storia di un uomo che si tagliò barba a bordo della sua nave per l'America e non è stato ammesso nel paese perché non era guarito.
            A causa delle sfide linguistiche, è stato molto difficile per questi immigrati parlare  con gli operai che dovevano ammetterli nel paese. E, sì, ci sono stati momenti in cui alcuni sono stati rimandati nel loro paese, sia per la malattia o per altri motivi, ma questi non erano in molti. Ho imparato mentre eravamo lì, che la maggior parte delle persone erano in realtà lasciate nel paese. Ho anche imparato una nuova parola mentre ero lì, che è: "peopleing". Questo è definito come il processo attraverso il quale l'America popolato il paese con la gente. E'stato il "peopleing" dell'America. Quello che ho imparato è che il paese ha voluto permettere alune persone. L'America era interessata ad aprire le nostre braccia e lasciare questi immigrati li. Se tu avessi sentito freddo quando siete arrivati, ci sono stati i lavoratori che avrebbero cercato di trovare un cappotto per tenere al caldo. Se avevi fame, c'era il cibo che si potevano comprare. Per $1 siete stati venduti una scatola di cibo che comprendeva panini, frutta, torte e altri prodotti alimentari. Ho sentito storie che c'era così tanto da mangiare in quelle scatole che avete avuto gli avanzi per il momento raggiunto Boston! Volevamo immigrati di entrare nel paese, abbiamo voluto "persone" America, e mentre c'erano sicuramente le regole su chi è entrato e chi non ha, la maggioranza è entrata per iniziare una nuova vita, perché questo è ciò che l'America voleva e che è uno degli ideali che l'America su cui è stata fondata.
            Nell'apprendimento di questa parte della storia del nostro paese, mi fa triste sentire persone che suggeriscono di costruire un muro tra il Messico e gli Stati Uniti, e che noi chiudiamo le frontiere completamente per tenere la gente fuori. Questo non è come si è formato il nostro paese. Questi non sono gli ideali per cui abbiamo accettato la gente nel nostro paese per l'opportunità di "vita, libertà e ricerca della felicità". Uno dei miei comici preferiti, Bill Hicks, una volta disse: "Gli occhi della paura vogliono mettere i blocchi più grandi sulle tue porte, acquistare armi, chiudete voi stessi fuori. Gli occhi dell'amore invece vedono tutti noi come uno ". E 'una scelta tra la paura e l'amore. In questo giorno ed età, è facile da ripiegare e scegli la paura. Non è facile scegliere l'amore, soprattutto con alcune delle irregolarità che sta accadendo intorno a noi. Ma, è la scelta di amore che ci unisce. È quello che ho vissuto nel mio viaggio in Sicilia dove l’Ucriese ha aperto i loro cuori e ci ha accolto nella loro vita per un breve periodo di tempo. E 'così che ho scelto di vivere la mia vita, e sarà come io insegno ai miei figli a vivere la loro vita. Questa è l'America che dovremmo essere fieri, per cui dover lotta, e ciò che dovremmo condividere con il resto del mondo.
Questo Lunedì, gli Stati Uniti, onorarerà e celebrarà la vita delle imprese Dr. Martin Luther King Jr. e le scuole saranno chiuse per una festa nazionale. Martin Luther King una volta disse "l'amore è la chiave per i problemi del mondo". Mentre questo può essere una posizione idealistica risolvere per tutti i nostri problemi, vale la pena discutere e ricordare il motivo per cui la maggior parte di noi sono qui negli Stati Uniti per cominciare.
Abbiamo aperto le nostre porte e il nostro cuore e lasciamo gli immigrati nel nostro Paese. Abbiamo scelto l'amore.

“AN IMMIGRANT IN MY OWN COUNTRY...FOR A DAY”
* Alex Scalisi *
         Happy New Year from California, USA!  I had an opportunity to visit Sicily in May of last year and to meet the very beautiful people of Ucria.  My grandfather, Domenico Scalisi, immigrated to the United States from Ucria and settled outside of Boston, Massachusetts.  I, like my grandfather, with a similar sense of adventure and exploration to better my life, have settled outside of San Francisco, California from Boston. 
            A few weeks ago I got a chance to visit the initial destination place of my grandfather’s travels to the United States:  Ellis Island in New York City.  My son 8 year old son Jack has studied Ellis Island and the immigration process at the turn of the century at his school.  They even had the students dress up like immigrants and created their own “Ellis Island” in one of the buildings.  The students carried little belongings and were put into very long lines as they made their way through the process of entering the country.  It was a great approach to getting the students interested in the process and to learn about how this country was formed.  It also made Jack (myself included) very interested in visiting Ellis Island the next time we were in New York.
            That opportunity to visit Ellis Island for the very first time came on January 1, 2016 while we were in New York visiting family for the holidays.  It was a very cold morning with the wind blowing off the Hudson River, and we waited in a very long line for the ferry boat which would take us to the island.  While we were on the water, and as we approached where the boat would land --the very same place where the ships from Sicily would land at the turn of the century, I couldn’t help but think what my grandfather and all the others were thinking as they were coming off the boat.  Certainly they were nervous, scared, not knowing what would happen when they arrived, but I imagine they also had a sense of excitement of what was to come.  We walked up the same ramp and entered through the same doors that my grandfather and the other immigrants first walked through when they arrived.  We stood in awe at the massive indoor facility and, likely very similar to the immigrants, didn’t know which way to go!  We finally understood that we had to walk up the large staircase to the “Great Room” on the second floor of the building, which was also referred to as “America’s Gate”.  This was the room where you were processed.  This was where you were seen by doctors to determine whether you were eligible to enter the country.  In fact, the staircase that we walked up was where workers would stand to watch you for the first time to see if you had any problems climbing the stairs.  If you had problems climbing the stairs, there was a chance you were sick and needed to be returned to your country.  And some did return to their countries.  Unfortunately, families were separated with some returning even on the same ship they came in on.  I recall one story of a man who cut himself shaving onboard his ship to America and was not admitted into the country because it was not healed.
            Because of the language challenges, it was very hard for these immigrants to have discussions with the workers who were to admit them into the country.  And, yes, there were times where some were sent back to their countries, either for illness or other reasons, however this was not the many.  I learned while we were there, that most people were actually let into the country.  I also learned a new word while I was there which is:  “peopleing”.  This is defined as the process by which America populated the country with people.  It was the “peopleing” of America.  What I learned is that the country wanted to let people in.  America was interested in opening our arms and letting these immigrants in.  If you were cold when you arrived, there were workers that would try to find you a coat to keep you warm.  If you were hungry, there was food that you could buy.  For $1 you were sold a box of food that included sandwiches, fruits, pies and other food.  I heard stories that there was so much food in those boxes that you had leftovers by the time you reached Boston!  We wanted immigrants to enter the country, we wanted to “people” America, and while there were certainly rules as to who entered and who didn’t, the majority did enter to start a new life because that is what America wanted and that is one of the ideals that America was founded on.
            In learning this part of the history of our country, it makes me sad to hear of people suggesting that we build a wall between Mexico and the United States, and that we close off the borders completely to keep people out.  This is not how our country was formed.  These are not the ideals for which we accepted people into our country for the opportunity of “life, liberty and the pursuit of happiness”.  One of my favorite comedians, Bill Hicks, once said:  “The eyes of fear want you to put bigger locks on your doors, buy guns, close yourself off.  The eyes of love instead see all of us as one”.  It’s a choice between fear and love.  In this day and age, it’s easy to fall back and choose fear.  It’s not easy to choose love, especially with some of the wrongdoing that is happening all around us.  But, it is the choice of love that brings us together.  It is what I experienced in my journey to Sicily where the Ucrese opened up their hearts and welcomed us into their lives for a short period of time.  It is how I choose to live my life, and it will be how I teach my children to live their lives.  This is the America we should be proud of, what we should be striving for, and what we should be sharing with the rest of the world.
            This Monday, the United States, will honor and celebrate the life of Dr. Martin Luther King Jr.  Businesses and schools will be closed for a national holiday.  Dr. King once said “love is the key to the problems of the world”.  While this may be an idealistic position to solve for all of our problems, it is worth discussing and remembering why most of us are here in the United States to begin with.  We opened our doors and our hearts and let the immigrants into our country.  We chose love.